Scuola mai più corpo separato – La Formazione delle nuove generazioni postula un sistema di istruzione che funga da ponte di transito tra i saperi/freddi (della Scuola) e i saperi/caldi (dell’Ambiente).

Parliamo di un patto formativo in grado di inaugurare una solida interazione tra la cultura del dentro /scuola e quella del fuori/scuola.

Quindi, non più un sistema di istruzione corpo separato dalla maglia delle istituzioni formative e dalle opportunità sociali e paesaggistiche del territorio. Ma una Scuola che esce nell’Ambiente per elevare i suoi patrimoni/risorse ad Aule didattiche decentrate. Con questo esito fecondo: il “mattone” (la città) e il “ciuffo” d’erba (il paesaggio naturale) vengono elevati a segni di cultura, ad alfabetieri linguistici e a multiblocchi logici. Di più. Fungono da libri di lettura, da sillabari di conoscenza e di metaconoscenza.

E nel “ciuffo” d’erba troviamo l’agricoltura, l’orto, il fattore terra che dà i suoi profumati frutti. Pomodori, peperoni, melanzane, rucola, ciliegie, albicocche, cocomeri che si trasformano giorno dopo giorno fino alla completa maturazione. Per il bambino questi frutti rappresentano una scoperta reale, che poi ritroverà nella pappa della mensa o sulla pizza o nella macedonia della mamma.  Partecipare alla coltivazione è motivo di orgoglio e di crescita, ecco il sapere caldo.

Nelle contrade della penisola dove si negoziano conoscenze tra il mattone e il ciuffo d’erba nascono, ben visibili, passioni e mobilitazioni popolari nel nome dell’Educazione delle giovani generazioni. Sono territori che si popolano di “girotondi” tra studenti, insegnanti, genitori, enti locali, volontariato, parrocchie. Il tutto nel nome di un’istruzione democratica: per i ricchi e per i poveri, per gli abili e per i disabili, per gli italiani e per gli extracomunitari.

Diritto allo studio per tutti – È un movimento di protesta contro la riformicchia renziana (la Buona Scuola!) che sventola le bandiere di un popolo progressista che difende con i denti la Scuola pubblica. La sola garante sia del diritto allo studio per tutti gli allievi (antidoto, contro rigurgiti discriminatori e selettivi), sia di un’elevata qualità dell’istruzione (antidoto, contro l’onda mediatica di saperi signorsì e coccodé).

Se la Scuola prenderà casa nell’ambiente sociale e naturale godrà dell’opportunità di allestire in ogni suo Plesso un laboratorio ambiente quale luogo formativo specializzato. Un’aula didattica dinamica e attraente vuoi di progettazione di itinerari sociali e naturali (funzione Cartoteca), vuoi di documentazione/archivio delle ricerche svolte dagli scolari (funzione Biblioteca), vuoi di spazio deputato a esperimenti relativi a fenomeni e a processi propri delle scienze fisiche, chimiche e naturali (funzione Esperimentoteca).

Cultura fidanzata con l’ambiente – In questa versione interpretativa, la Cultura non può non fidanzarsi con l’Ambiente. Parliamo del teatro socioantropologico, urbano ed ecologico, sul cui palcoscenico hanno microfono e voce – alla pari – la Cultura tramontata e la Cultura che dispone di un numero infinito di albe: quindi, aperta al domani, al futuro, all’utopia.

Oltre l’ermo colle – Siamo sul filo d’arrivo, al terminal di questo mini viaggio nel Pianeta della Cultura.  Un percorso nel quale abbiamo tentato di ricomporre alcune tessere – spesso separate e conflittuali – del mosaico della Conoscenza che la storia ci consegna. Di qui un auspicio. La Cultura letteraria, scientifica e antropologica va letta come i lati di un triangolo equilatero. Soltanto così potrà essere elevata a banca di conoscenza e a fabbrica di cambiamento: un tesoro da contemplare e da custodire, ma anche una stella polare da inseguire per intercettare e afferrare la sua coda luminosa che svela il mondo di domani: al di là della siepe dell’ermo colle leopardiano.

Website Comments

  1. giuseppe

    Forse può tornare utile per appoggiare le illustri tesi filosofiche, sociali e politiche venire a conoscenza di alcune esperienze che vengono fatte senza alcun scopo sopratutto politico, per avvicinare i bambini della scuola dell’infanzia e della scuola materna al mondo dell’agricoltura e dell’alimentazione. I bambini di quell’età sembra che abbiano innato il senso dell’agricoltura come hanno innato il senso materno. Allora è proprio vero che la terra è la nostra madre. Io personalmente ho fatto queste esperienze da istruttore e oltre ad essere rimasto stupito ne sono uscito arricchito. un esempio per tutti: dopo un ora di presentazione del gusto nell’alimentazione e in particolare per l’olio di oliva, bambini di 7/9 anni sono riusciti a riconoscere oltre all’olio di oliva extravergine rispetto all’olio di semi anche la differente annata di due oli extravergine di oliva della stessa zona. per non parlare dell’attenta curiosità nel girare tra i banchi di un mercato facendo domande ai produttori venditori. credo comunque di non essere il solo a fare queste cose facilitato dalla mia formazione professionale perchè so di tante maestre che tanta buona volontà avvicinano ancora i bambini alla terra per fargli capire che le carote stanno sotto terra e non sugli alberi e frullando il latte si può ottenre un ottimo burro o lasciandolo fuori dal frigo un yogurt.

    • Franco

      Buongiorno Giuseppe,
      mi rallegro per le sue osservazioni e proposte che condivido pienamente.
      Franco
      Franco