L’uso degli antibiotici per combattere anche una semplice influenza è spesso inefficace. La resistenza è sempre più diffusa
Il largo uso di antibiotici nelle terapie veterinarie degli animali è alla base della resistenza agli antibiotici che si registra negli uomini, oltre che negli animali.
Lo ribadisce il rapporto congiunto 2016 delle tre agenzie Ue: l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, l’Agenzia europea dei medicinali e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. 
Il rapporto sottolinea che
- esistono ancora importanti differenze nell’UE nell’uso degli antibiotici negli animali e negli esseri umani.
- Il loro uso è più frequente negli animali da produzione alimentare che nell’uomo
- Riducendo il loro spreco si avrà un impatto sullo sviluppo della resistenza.
- una classe di antibiotici, quella delle polimixine (che include la colistina), è ampiamente utilizzata nel settore veterinario.
- è sempre più utilizzata anche negli ospedali per trattare le infezioni resistenti a più farmaci.
- Altri antibiotici sono più spesso utilizzati negli esseri umani che negli animali: cefalosporine e quinoloni di terza e quarta generazione
Prodotti resistenti e alternative: gli oli essenziali 
- la resistenza ai quinoloni, utilizzata per trattare la salmonellosi e la campilobatteriosi negli esseri umani, è associata all’uso di antibiotici negli animali.
- L’uso di cefalosporine di terza e quarta generazione per il trattamento delle infezioni da E. coli e da altri batteri nell’uomo è associato alla resistenza a questi antibiotici negli E. coli presenti negli esseri umani.
I risultati suggeriscono che esiste un potenziale per sviluppare ulteriormente l’uso prudente degli antimicrobici in entrambi i settori, quello umano e quello animale.
Intanto ferve la ricerca su prodotti alternativi come gli oli essenziali





