Metalli pesanti nell’ambiente? Cadmio, cromo, manganese, nichel, piombo e zinco si concentrano nelle foglie di tarassaco

tarassaco fioriDente di leone, cicoria selvatica, piscialetto, soffione, ingrassaporci, bofarella, pappanonno, cicoria burda, dategli il nome che preferite, ma è sempre lui: il tarassaco!

  • Questa pianta officinale è nota fin dall’antichità per le sue proprietà: antiossidanti, depurative, diuretiche, coleretiche, colagoghe, antispastiche delle vie biliari, eupeptiche, stomachiche e lievemente lassative.
  • Tutte queste virtù sono dovute alla presenza di: inulina, lattoni sesquiterpenici, triterpeni, acidi fenolici, flavonoidi, sostanze amare, vitamine A, B, C e D, sali minerali e aminoacidi.
  • Negli ultimi anni il tarassaco sta assumendo molta importanza anche grazie alla sua capacità di indicarci la presenza di metalli pesanti nell’ambiente.

Se un terreno è ricco di elementi come cadmio, cromo, manganese, nichel, piombo e zinco anche le foglie di tarassaco lo sono. Lo dimostrano diversi studi.

In ricerche effettuate a Mid-Western Stati Uniti è risultata una stretta correlazione fra inquinamento ambientale e concentrazione di alcuni metalli pesanti accumulati in questa pianta, in particolare nelle foglie.

Da dove provengono i metalli pesanti?

Da dove provengono queste sostanze? Le principali contaminazione da metalli pesanti sono dovute ad attività

  • industriali,
  • civili (come il riscaldamento o il traffico),
  • agricole (fertilizzanti fosfatici, fungicidi e insetticidi contenenti arseniati, prodotti rameici)
  • ai reflui quali i fanghi di depurazione.

I metalli pesanti tendono ad accumularsi nello strato arabile del terreno, in quanto

  • non sono biodegradabili
  • sono poco dilavabili.

Ambienti inquinati? Si può “fitorimediare” tarassaco fiore maturo

Il tarassaco non è l’unica pianta accumulatrice di metalli pesanti presente in natura. Molte altre specie vegetali possono essere impiegate addirittura nella rimozione di contaminanti, un processo  chiamato Phytoremediation, in italiano  fitorimedio.

Si basa sulla capacità di alcune piante (Cannabis sativa L., Arurdo donax L., Eucalyptus globulus Labill., Festuca rubra ssp, Helianthus annuus L. e altre) di assimilare, accumulare e degradare i contaminanti. Questo metodo di risanamento sfrutta la complessa interazione tra apparato radicale delle piante, microrganismi e suolo e rappresenta una soluzione per il recupero di ambienti inquinati.

Un suolo contaminato, oltre a rappresentare un problema ambientale, è fortemente pericoloso per l’ultimo recettore della catena alimentare: l’uomo.

E qui nasce il paradosso: fra i vari effetti positivi fitoterapici del tarassaco c’è proprio quello di detossificare l’organismo da metalli pesanti.

Quindi, occhio che il decotto o la tintura madre o l’estratto secco di Tarassacum officinalis Weber che assumiamo sia stato coltivato di un ambiente non inquinato. Occhio a dove fai foraging…altrimenti ottieni l’effetto contrario.

 

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