Italiano al 100% o italico al 50%? L’ultima guerra  per l’oro giallo

Mai letto l’etichetta di un olio di oliva extravergine?

C’è dietro, fra l’altro, una guerra mai sopita e risolta, quella per l’italianità.

Che è un grande valore quando si parla di cibo (vedi la pasta), di moda o di stile.

Come si fa a dire che un olio è italiano?

L’ultima battaglia per l’oro giallo è nata intorno all’origine della materia prima. Come sempre.

Possiamo chiamare Italico un olio italiano solo al 50%? E per  il resto fatto di oli di oliva comunitari ed extracomunitari: oli spagnoli, turchi, greci o tunisini?

Così è esplosa l’ultima guerra dell’olio. Attorno a un accordo (di filiera) per produrre olio “italiano”.

Chi ha proposto l’olio italico? Nessuno?

Due grandi organizzazioni, le maggiori:

–  Coldiretti per gli agricoltori; la paladina di tante battaglie per la trasparenza del made in Italy. Ha già smentito di puntare su un blend al 50% italiano,  ma in rete è stata a sua volta smentita.

–  Federolio, gli industriali: imbottigliano e commercializzano l’olio. Da sempre sostengono il blending degli oli ovvero le miscele. Anche gli industriali hanno poi smentito. Come Monini che di Federolio è vicepresidente

E sono contro tutte le altre sigle del mondo agricolo e industriale.

E allora? Qual è il problema?

Che al supermercato trovi già simili miscele: sono la maggioranza.

Un nuovo blending confonderebbe i consumatori.

il consumatore deve conoscere l’origine degli oli.

L’origine viene indicata in etichetta, per legge, con le parole:

  • “Miscela di oli comunitari”
  • più esplicitamente “Miscela di olio italiano e spagnolo”
  • dizioni simili.

Certo, meno evocative di Italico, l’olio mai nato.

L’olio d’oliva Italico è chiaramente ingannevole: evoca un’origine italiana dell’olio, magari collegandola alle regioni ove hanno vissuto le popolazioni italiche. Invece è solo un olio al 50% italico (italiano) e al 50% Ispanico (spagnolo)! Solo per fare un esempio..

Inganno per i consumatori o danno commerciale?  oliva e olio

  • Le miscele di oli comunitari partono da 4 € e possono arrivare fino a 6-7€
  • Il 100% italiano è sui 7€ (e vende meno essendo più caro)
  • L’italico poteva spuntare oltre 1€ in più delle comuni miscele per arrivare a 5,5 €

Dunque l’Italico poteva

  • rubare spazio ai blend o miscele comunitarie
  • guadagnare terreno rispetto all’olio 100% italiano.

Più probabile la seconda ipotesi: l’Italico poteva costare un po’ meno del “total made in Italy” con buona pace per i produttori di quest’ultimo, scoraggiati a proseguire le loro produzioni di olio extravergine di oliva italiano in purezza.

E adesso?

Non lo chiameranno Andrea. Quale sarà allora il nome dell’olio frutto dell’accordo siglato da Coldiretti, Unaprol, Federolio e Fai (Filiera agricola italiana)?

Aspettiamo e vigiliamo sulle etichette.